INTRODUZIONE
di P. Giuseppe Guerra CM

Nella serie degli Scritti di G. De Jacobis, il Diario e il corposo Epistolario, non ancora completamente raccolto e ordinato ma che intendiamo pubblicare in un secondo volume, costituiscono la parte più consistente. Le altre opere sono: il Catechismo in lingua amarica edito nel 1850, di cui abbiamo riportata una trascrizione italiana in Vincentiana 37 (1993) 560-593; Scritti liturgici, uno dei quali inserito alla fine del I vol. del Diario (Introduzione del Libro Liturgico Etiopico); e opere in ghez presso l’Archivio di Propaganda Fide a Roma, di cui parlano i biografi[1].

Abbiamo alcune notizie che ci fanno conoscere come i sei volumi siano giunti nell’Archivio della Congregazione a Napoli. All’inizio del primo volume troviamo spiegato come si trovava in quel momento a Parigi: « Ce volume vient de Naples. M. de Dominicis l’envoie (aout 1893) en disant que Mgr. Spaccapietra l’avait soustrait Mgr. de Jacobis » (possiamo dedurre che lo Spaccapietra lo abbia preso dal De Jacobis quando si incontrarono a Napoli nel 1841). Anche all’inizio del terzo una nota iniziale aggiunta dice che il primo volume « trovasi presso del Signor Vincenzo Spaccapietra, Sacerdote della Congregazione della Missione in Napoli. Il secondo nella Biblioteca dei Sacerdoti della Congregazzione (sic) della Missione in Adowa di Abissinia ». Presso l’Archivio di Asmara si conservano i Diari di Mons. Biancheri e di Mons. Bel, successori del De Jacobis. Nel Diario di Mons. Biancheri[2] viene notato: « Il Sig. Del Monte parte per Alai per raccogliere tutte le lettere ed effetti di Mgr. De Jacobis... ». Più precisamente nel Diario di Mons. Bel[3] si racconta (in francese) che « Mr Mille, francese abitante a Massawa da alcuni mesi e rientrante in Egitto a bordo del Victoria, ha preso in consegna la nostra corrispondenza e, in più, 5 fascicoli del giornale di Mons. De Jacobis, a partire dall’anno 1843 fino all’anno 1860 con qualcuno dei suoi discorsi che ho inviato a Mr Devin, Segretario Generale, autore della vita di questo santo Prelato, che mi aveva richiesto queste carte che egli conserverà negli archivi della casa madre ».

Durante la Causa di Beatificazione, i volumi sono stati a disposizione del Postulatore Generale a Roma[4], sommariamente dattiloscritti per facilitare l’esame da parte della Congregazione dei Santi. Terminata la Causa, fattane una fotoriproduzione, gli originali sono ritornati a Napoli.

Si tratta di sei volumi manoscritti di grandezza ineguale; questa divisione e la rilegatura, che riunisce i vari quinterni, potrebbe non essere necessariamente originaria. La scrittura procede generalmente di seguito, salvo al quinto volume, dove a pag. 121, 9 febbr. 1855 (da notare la coincidenza con gli anni della espulsione), il volume viene interrotto, viene iniziato il VI (apr. 1855 - giugno 1856), e si riprende poi il V, dal punto lasciato, con l’11 sett. 1856. Alla fine del terzo volume (che comprende gli anni 1843-46), quindi dopo il 1846, troviamo la « Memoria sull’arrivo degli Abissini in Italia a l’anno 1841 a. X del Pontificato di Gregorio XVI. Questa memoria è scritta dopo tre anni ».

 

Nelle Avvertenze vengono spiegati i criteri seguiti nella trascrizione del manoscritto, nell’interpretazione dei punti controversi, ecc. Qui vogliamo sottolineare che non si è inteso dare alle stampe una vera e propria edizione critica, bensì uno strumento di lavoro che renda più facile la prima lettura e l’accesso a una fonte preziosa, noi pensiamo, per conoscere la figura del santo missionario e il contesto geografico, sociale e religioso dell’Abissinia, in cui ha svolto per un ventennio il suo eroico apostolato. Gli storici e i biografi troveranno di che arricchire i loro argomenti e qualche volta potranno anche precisare o correggere alcune interpretazioni.

Per fare solo alcuni esempi non si possono certo sapere, prescindendo dal Diario, le emozioni più intime: il desiderio ardente di celebrare la Messa in alcune circostanze impossibili[5] o la celebrazione nel Natale del 1839 quasi da solo[6]; trovarsi nella Festa di S. Vincenzo del 1840 senza vino per la Messa[7]; il voto privato che emette il 26 genn 1859[8]; particolarmente toccante il ricordo della mamma per cui prega prima di entrare in udienza da Ubiè[9]; il racconto di scrupoli e dilemmi vissuti in tante occasioni[10] specialmente nelle questioni politiche[11].

Ancora: il commovente congedo e saluto ai confratelli Sapeto e Montuori ad Axum[12]; l’11 sett. 1842 ricorda il secondo anniversario della morte di J.G. Perboyre[13].

La sua devozione e diffusione della Medaglia Miracolosa, iniziata dopo le apparizioni a Parigi nel 1830[14] trova nel Diario numerosi riscontri[15].

Che dire del grande spirito di osservazione scientifica? A p. 159 del vol. I, nota « tutta la difficoltà che hanno anche i più avveduti viaggiatori per conoscere il vero nome dei luoghi che visitano ». Descrive una mirabile quanto artigianale operazione chirurgica al cervello, cui ha assistito[16]. Per tutto il Diario abbondano descrizioni di usi e costumi, funerali, matrimoni, metodi pedagogici, giudizi di sangue, punizioni, ecc.

Non avremmo saputo della sua conoscenza letteraria: siamo nel 1841, cita Manzoni, di cui mostra di conoscere I Promessi Sposi, almeno nell’edizione del 1827[17]; della sua vena poetica: riporta una bella poesia da lui stesso composta[18]. Colpisce la sua capacità e passione per il disegno; lamenta la mancanza di strumenti per dipingere come vorrebbe[19]; in tavole fuori testo riportiamo i disegni più importanti tra quelli che illustrano il Diario.

Che dire del suo humour?: lo si vede per esempio nella pittoresca descrizione dell’arrivo a sera tardi a Ramla in Palestina[20].

Figlio del suo tempo, anche per lui, certo, la “civiltà” è quella occidentale, per cui si spiegano i termini, che oggi per noi suonano dispregiativi, qualche volta applicati alle persone e ai costumi. Ma messi nel contesto del tempo, quei termini sono da Giustino sempre commentati e spiegati con un grande rispetto e soprattutto con grande amore per gli indigeni tra i quali ha voluto vivere e, oggi diciamo, acculturarsi. Da questo punto di vista, con quel suo continuamente scusare e spiegare, egli risulta un pioniere dell’ecumenismo e dell’inculturazione ante litteram.

 

Scorrendo le pagine, man mano che la lettura procede, si è presi dall’emozione a pensare al quando e al come il grande missionario abbia potuto trovare il tempo e la possibilità di affidare alla carta i suoi pensieri, i ricordi, le ansie e le speranze; difficoltà di ogni genere si saranno frapposte, qualcuna ha trovato eco nello stesso scritto, come quando nota che sta scrivendo nel cimitero di un villaggio[21].

Ma l’uso comunitario di mantenere la memoria e di curare la cronaca della missione lo avrò certo incoraggiato; non ha mai pensato l’umilissimo Giustino a una pubblicazione quale quella che vede la luce nel secondo centenario della sua nascita e nel 25mo anniversario della sua canonizzazione; ma lo spingeva lo zelo e la preoccupazione di aiutare i suoi successori nella comprensione del paese e dei bisogni a cui fin dal primo giorno del suo arrivo ha cercato di venire incontro in tutti i modi.

 

La Provincia Napoletana ha da sempre sentito il bisogno di pubblicare questo tesoro dei sei volumi del Diario di S. Giustino. Un sentito ringraziamento va quindi innanzitutto ad essa. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato, in particolare a P. V. Lazzarini, C.M. e al Dott. M. Guerra per la trascrizione e per le note, a Sr. M.A. Di Tano, FdC per la preziosa revisione finale. Grazie per il lavoro di computerizzazione alle Sig.ne M. e A. Guerra, G. Guida, a Sr. E. Costanzi del Monastero Russo di Roma, a P. G. Giorlando, C.M. e a P. N. Teta, C.M.; e (per le traduzioni dall’amarico) ai confratelli dell’Eritrea, certo commossi nel leggere i racconti e le descrizioni della loro terra proprio dal Diario di colui che considerano il loro amato e indimenticabile Padre.

 

Napoli, 25 gennaio 2000

Anniversario della Fondazione

della Congregazione della Missione

 

P. Giuseppe Guerra C.M.

Superiore Provinciale



[1] Cfr. L. Betta, “Spigolando fra gli scritti di Giustino De Jacobis” in Annali della Missione 82 (1975) 26-46.

[2] Pag. 22, 15 agosto 1860.

[3] Pag. 54, 11 maggio 1866.

[4] Cfr. Positio super Introductione Causae, 1902.

[5] I, p. 46.

[6] I, p. 29.

[7] I, p. 165.

[8] V, p.141: « non mai vedere, osservare... di nascosto... ».

[9] I, p. 198.

[10] I, pp. 201, 312, 328.

[11] III, p. 322.

[12] I, pp. 17ss.

[13] II, p. 125.

[14] Cfr. L. Betta, “Il primo apostolo della Medaglia Miracolosa in Abissinia”, in Annali della Missione 57 (1950) pp. 183-191.

[15] IV, p. 39; IV, p. 55; V, p. 15, p. 108.

[16] IV, p. 2.

[17] II, p. 13.

[18] I, p. 230.

[19] I, p. 186.

[20] II, pp. 36-37.

[21] III, p. 15.