
Il cardinale
Bertone in Ucraina per la beatificazione di suor Marta Maria Wiecka
Con
il suo atto eroico "che non è mai stato dimenticato", la suora cattolica
Marta Maria Wiecka ha dimostrato che l'amore vince sempre e che la missione
dei cristiani è testimoniare la vittoria dell'Amore in ogni occasione della
vita": è questa secondo il cardinale Tarcisio Bertone l'attualità
del messaggio della consacrata vincenziana beatificata in Ucraina sabato mattina,
24 maggio. Il segretario di Stato, che si trova nel Paese dal pomeriggio precedente,
ha presieduto nel parco della cultura di Leopoli la celebrazione della messa
e il rito di beatificazione della religiosa professa delle Figlie della carità
di San Vincenzo de' Paoli (1874-1904) morta a soli trent'anni a causa del
tifo contratto per aver scelto di sostituire un assistente medico che doveva
disinfestare la cella d'isolamento di una malata nell'ospedale di Sniatyn.
Un gesto eroico - ha spiegato il porporato - che ha rivelato al mondo come
il segreto di tutto sia proprio l'amore del Signore "che vince la debolezza
umana e converte il cuore dell'uomo all'amore della vita, del prossimo, persino
dei nemici". Per questo la Chiesa ha voluto iscriverla nell'albo dei
beati offrendo un modello esemplare di quanto sia importante rendersi gli
uni responsabili degli altri, "di vivere l'uno al servizio dell'altro",
chiedendo anche oggi a ciascun fedele di percorrere quello stesso itinerario,
testimoniando al mondo la forza dell'amore che tutto vince: anche la
morte.
Alla presenza dei cardinali Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyc,
e Marian Jaworski, arcivescovo di Lviv dei Latini, dell'arcivescovo Ihor Voznyak,
pastore dell'eparchia di Lviv degli Ucraini, di rappresentanti delle Chiese
sorelle cristiane, del clero locale, delle religiose vincenziane, delle autorità
locali, di familiari della nuova beata, di pellegrini giunti da ogni parte
del Paese, il cardinale Bertone ha ricordato come suor Marta Wiecka abbia
sacrificato la sua giovane vita per gli altri, senza far differenza di nazionalità
o di religione. "Si attua oggi - ha detto - il desiderio del popolo ucraino
di elevare alla gloria degli altari una sua figlia, il cui sepolcro durante
il periodo sovietico è stato simbolo dell'unità popolare e esempio di autentico
dialogo ecumenico".
Una terra, quella ucraina, rimasta fedele a Cristo e alla Sede Apostolica
anche durante il lungo periodo della persecuzione atea comunista; un popolo,
quello che la abita, che il servo di Dio Giovanni Paolo II, nella sua visita
del 2001, definì "amico". Una nazione alla quale il segretario di
Stato di Benedetto XVI è venuto a recare il saluto e la benedizione del Pontefice,
in un gesto che attraverso la televisione e la radio è giunto anche ad anziani,
sofferenti e detenuti che hanno seguito in diretta la celebrazione.
Dopo aver riconosciuto, il 6 luglio 2007, attraverso la Congregazione delle
Cause dei Santi, un miracolo attribuito alla sua intercessione, la Chiesa
offre oggi un modello di santità che si innesta su un terreno fecondo, come
testimoniato da san Massimiliano Maria Kolbe, dal beato Omelian Kovch, sacerdote
della Chiesa greco-cattolica ucraina, e dai martiri per la fede uccisi durante
la seconda guerra mondiale. Come confermato dalle beatificazioni effettuate
da Papa Wojtyla nel giugno 2001 e dalla successiva canonizzazione da parte
di Benedetto XVI che il 23 ottobre 2005 in piazza San Pietro ha proclamato
santi l'arcivescovo Ioseph Bilczewski e il sacerdote Sigismund Gorazdowski.
Su questa scia di santità si pone anche suor Marta Maria, che ha saputo porre
Dio al primo posto, grazie a quell'amore che rende capaci di amare i fratelli
senza distinzione di razza e di cultura, e che rispetta ogni persona perché
creata a immagine e somiglianza divina. È proprio questo amore che risplende
nella vita della nuova beata, che ha sacrificato la propria esistenza divenendo
per quanti ebbe modo di incontrare segno concreto dell'amore misericordioso
del Signore. "Dio - ha spiegato il cardinale celebrante - è Amore, e
noi amiamo Lui, invisibile ai nostri occhi, se amiamo il prossimo che vediamo.
Sino all'eroismo del sangue, se necessario".
Dopo aver ripercorso le tappe principali della breve vicenda terrena della
beata, il segretario di Stato si è rivolto alle sue consorelle, le Figlie
della carità convenute con la madre generale, e agli operatori sanitari ucraini,
chiedendo sollecitudine, attenzione e dedizione verso quanti soffrono nella
malattia. "L'uomo - ha spiegato - è corpo e spirito: curando il
fisico dolorante non dimenticate che per una guarigione vera e profonda di
tutto l'uomo, è indispensabile tener conto anche delle esigenze spirituali
dell'umana creatura. Quanto è importante allora - ha proseguito - l'incontro
con Dio per chi è degente e sofferente! Quanto è importante che si difenda
e si promuova sempre la cultura della vita e dell'amore, che contrasti efficacemente
la cultura della morte con le sue tristi e preoccupanti manifestazioni".
Suor Wiecka infatti - ha concluso il cardinale Bertone - lascia in eredità
un "inno alla Vita" esortando "ad amare la vita umana e a difenderla
in tutte le sue fasi dal concepimento al suo tramonto naturale".
Quella di sabato 24 è stata la seconda giornata del segretario di Stato in
Ucraina. Culminata con la messa di beatificazione, si era aperta con una breve
preghiera nella cattedrale di Leopoli, seguita dagli incontri con il presidente
della regione e con il sindaco della città. Nel pomeriggio in aereo il trasferimento
da Lviv alla capitale Kyiv.
Il cardinale Bertone era giunto nel Paese nel primo pomeriggio di venerdì
23 maggio. All'aeroporto di Lviv Snilow si era svolta la cerimonia di benvenuto,
con la presenza di autorità ecclesiastiche, politiche e civili. Successivamente
il porporato si era recato nella residenza del cardinale Marian Jaworski e,
dopo aver visitato la cattedrale di Lviv dei Latini, aveva avuto un incontro
con l'arcivescovo greco-cattolico di Lviv, monsignor Ihor Vozniak, e con una
rappresentanza del clero locale. Infine il segretario di Stato aveva visitato
la storica residenza degli arcivescovi latini e il seminario maggiore dell'arcidiocesi
di Leopoli a Briuhovychi.
(©L'Osservatore Romano - 25 maggio 2008)